Benvenuti nel mondo di "Quota 2000"

Ciao!!!

Mi chiamo Giovanni Mazzanti, Giò per gli amici. Sono l'autore del libro "QUOTA 2000 - Escursioni sulle dieci più alte vette dell’Appennino Tosco-Emiliano tra natura, storia e ricordi ".

Un libro che vi ha guidato alla scoperta delle bellezze dell'alto Appennino Tosco-Emiliano.

E' una terra meravigliosa, che sa sempre stupire e incantare chi è disposto a visitarla con amore e rispetto.

In questo sito ci sono tutte le informazioni sul libro "QUOTA 2000".

E' una specie di "curriculum vitae": per suggerimenti e contatti, scrivetemi all'indirizzo e-mail mazzanti.giovanni@gmail.com.

Ma visto che ormai il libro è esaurito... voglio allargare gli orizzonti e far diventare questo sito il diario delle mie escursioni più recenti in Appennino e sulle Alpi.
Per condividere con chi ama la montagna le emozioni sempre nuove che sa regalare...

Buon divertimento e... ci vediamo sul crinale!
P.S.: IL SITO HA SUPERATO ANCHE QUOTA 23000 VISITE!!!!
Ventitremila grazie a tutti i visitatori, anche se - come sempre - non per questo il nome del sito cambierà...

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Subito sotto a questa sezione introduttiva, trovate "UN VIDEO dalla MONTAGNA". Immagini girate sulle nostre montagne che hanno lo scopo di far conoscere e promuovere turisticamente l'Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi.

Dopo un lungo silenzio, e dopo la Ferrata del Monte Contrario, eccovi la piccola impresa compiuta con l'amico Massimo Salicini il 29-30/09/2014: salita al Breithorn Occidentale (4165 m) da Cervinia (2050 m) con pernotto al Rifugio Guide del Cervino alla Testa Grigia (3480 m). Potremmo definirla in breve: "più forti della sfiga"....
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Subito dopo "UN VIDEO dalla MONTAGNA", eccovi la rubrica musicale "MUSICA e MONTAGNA" per unire idealmente montagna e musica: un video musicale fra i miei preferiti. Anche voi potete proporre video-musicali scrivendo all'indirizzo e-mail mazzanti.giovanni@gmail.com

Godetevi ora il video "artigianale" girato dal sottoscritto al Concerto di Ligabue, Stadio Dall'Ara di Bologna, 13/09/2014. Io e la mia "piccola-grande cucciola" ci siamo divertiti alla grande con la musica del Liga.
Buona musica, dunque, e Buona Montagna!
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Gio, Danilo, Mauro, Rita, Sara sul M.Sirente (2348 m, Abruzzo) 17.05.2015

Con Mauro Pini e 2 m di neve nella Valle del Silenzio (6/3/2015)

martedì 7 dicembre 2010

LA MONTAGNA "ASSASSINA"?

Purtroppo la stagione invernale si è aperta con tragiche notizie riguardanti sci-alpinisti ed escursionisti travolti da valanghe. E sono notizie arrivate anche da molto vicino: dal Monte Cusna, una delle 10 vette di cui parlo nel libro Quota 2000, forse la mia preferita.
Non tutti lo sanno, ma nel nostro alto Appennino gli accumuli di neve possono diventare molto consistenti, anche ad inizio stagione (più un metro in quota attualmente) e nei canaloni il rialzo termico dopo le prime nevicate può portare a rischi elevati legati alle slavine: guardate questa enorme valanga che ho fotografato nell'aprile 2009 nella Valle del Silenzio, sul versante Nord del Corno alle Scale, e che vi ho già proposto la primavera scorsa!
Per fortuna, oltre ai morti ci sono gli scampati, come i due escursionisti dispersi tra Casoni di Profecchia e Bocca di Massa, all'ombra del Monte Prado. Partiti con tempo inclemente e nebbia fitta - una vera specialità del nostro Appennino, vedi foto a fianco - si sono persi e hanno trascorso la notte all'addiaccio in un igloo di fortuna. Poco prima dell'alba sono stati tratti in salvo dal Soccorso Alpino. Devono dire grazie alla fortuna e al cellulare...
In questi casi, si torna a parlare di "Montagna Assassina". In realtà, come tutti gli esperti concordemente sottolineano, la Montagna non è cattiva: è solo un ambiente severo - soprattutto in inverno e con il maltempo! - e riserva amare sorprese a chi la affronta in modo superficiale ed imprudente. E questo vale anche per l'alto Appennino!
Ormai al calduccio dei centri commerciali si trova materiale di qualità per escursionismo e sci-alpinismo a buon prezzo e in abbondanza, a portata di tutti. Ma non basta comprare la migliore attrezzatura: bisogna saperla usare. E bisogna accumulare esperienza sul terreno, prima di lanciarsi in escursioni impegnative.
Per questo è fondamentale frequentare i corsi del CAI, ad esempio il prossimo corso di Escursionismo Invernale che si terrà da gennaio a marzo 2011 presso il CAI Bologna (vedi foto per dettagli, vedi anche le NEWS nel blog in alto a destra).
Infine, non solo gli sci-alpinisti, ma anche gli escursionisti con ciaspole e/o ramponi devono prestare attenzione alle condizioni meteo, di innevamento, del manto nevoso nei giorni che precedono le escursioni, e in particolare visitare il sito http://www.meteomont.org/, che regione per regione con bollettini aggiornati ogni 24 ore fornisce tutte queste preziose notizie. Per questo con l'inizio della stagione invernale riprendo a pubblicare con cadenza settimanale gli aggiornamenti del bollettino METEOMONT relativo alla regione Emilia Romagna (vedi sopra).
Mi raccomando: non trasformiamo una bella escursione in una giornata da dimenticare. E abbiamo il coraggio di rinunciare se le condizioni meteo e/o di innevamento non sono favorevoli...

Giovanni Mazzanti

venerdì 12 novembre 2010

IL "FOLIAGE" IN ALTO APPENNINO

Dopo avervi mostrato i colori dell'autunno in Indiana (USA), per par condicio non posso non proporvi anche immagini di "foliage" carpite sul nostro Alto Appennino in una giornata di fine ottobre cupa e piovosa, ma che ogni tanto regalava qualche squarcio di sole.

I nostri colori autunnali non sono così intensi come il rosso e il giallo vivissimi delle foglie degli aceri nord-americani, anche perchè da noi la fa da padrone il faggio - albero forte e stupendo peraltro. Comunque la gamma dei giallo-bruno-arancioni, alternata al verde chiaro delle foglie non ancora cadute e al verde scuro delle abetine è senza dubbio meravigliosa, e contrasta ancor di più con lo sfondo scuro del cielo corrucciato.
E poi, come per incanto la pioggia è cessata e la giornata si è conclusa in gloria, addirittura con tanto di arcobaleno.
Quindi, come sempre, VIVA L'APPENNINO!

Giovanni Mazzanti

giovedì 21 ottobre 2010

GREETINGS FROM INDIANA

"Greetings from Indiana", saluti dall'Indiana a tutti i fan del blog "Quota 2000".
E' bello poter aggiornare il sito anche da qui, cioe' da West Lafayette, Indiana, USA, dove mi trovo per un congresso che si e' appena concluso alla Purdue University, molto nota negli States per il livello della didattica e della ricerca scientifica.
E si rimane sempre un po' sconfortati nel vedere le attrezzature, gli spazi, le risorse che l'universita' ha nei paesi veramente avanzati. E poi si pensa alla nostra povera Italietta e... vabbe' lasciamo perdere!
Non c'e' molto altro da vedere qui oltre alla Purdue University, ma e' la stagione del "foliage", cioe' della colorazione autunnale degli alberi: querce, acaci, aceri, come quello nella foto: e' la mia cartolina dall'Indiana, visto che mandarne una vera e' davvero un'impresa improba.
E dato che in questa terra piatta - o al piu' lievemente ondulata -di boschi ce ne sono davvero tanti, mi viene in mente il nostro Appennino, dove pure i colori autunnali sono incantevoli.
E' ora di tornare a casa, ma anche qui ho trovato qualcosa che valeva la pena di vedere...

Ciao a tutti

Giovanni Mazzanti

giovedì 23 settembre 2010

BIANCO, ROSSO, VERDE, ROSA, GIALLO E AZZURRO

Bianco, Rosso, Verde, Rosa, Giallo e Azzurro. Cosa sono questi colori? Quelli di una bandiera? Sto pensando all’arcobaleno? O semplicemente la birra Adelscott bevuta ieri sera con gli amici del CAI Bologna, dopo la presentazione di Quota 2000 a Villa Tamba, ha lasciato qualche strascico?
Niente di tutto questo. Bianco, Rosso, Verde, Rosa, Giallo e Azzurro sono i colori dominanti del week-end scorso, sabato 18 e domenica 19 settembre 2010. Quando insieme ai suddetti amici del CAI Bologna (Anna, Barbara, Elisa, Enrico, Federico, Gianluigi, Laura, Nara, Orlando) e a tre ardimentosi del CAI Sansepolcro (Gianni, Valentino, William), ci siamo avventurati nell’alta Val d’Ozola, incuranti – o meglio, consapevoli, ma ben attrezzati in caso di maltempo… - delle non favorevoli previsioni meteorologiche.
Eravamo tredici come all’ultima cena, ma – a parte nebbia, vento e pioggia che non ci hanno dato tregua fino a domenica mattina – non ci è capitato niente di male. Anzi. Abbiamo tenuto botta al tempo uggioso di sabato mattina, risalendo le ampie faggete che ricoprono la dorsale che da Ligonchio conduce a Il Monte (1781 m). Giunti in prossimità dello spartiacque Tirreno-Adriatico, con un ampio taglio sotto il Monte Sillano e il Monte di Soraggio abbiamo raggiunto il crinale principale in corrispondenza delle Porraie (1834 m). Incuranti di nebbia e vento abbiamo marciato di buona lena fino al Passo di Romecchio e alla deliziosa chiesetta di San Bartolomeo, quindi – vista l’inutilità di proseguire lungo il crinale – sotto uno scroscio di pioggia torrenziale ci siamo diretti al Rifugio Bargetana e infine al Rifugio Battisti, meta finale della giornata.
Qui, dopo esserci rapidamente “restaurati” – qualche ardito ha addirittura fatto tanto di doccia - ci siamo seduti a tavola alle cinque e mezza e non ci siamo più rialzati, ma in senso buono: prima una merenda a base di salumi e vino rosso, che si è poi saldata senza soluzione di continuità ad una cena luculliana, con antipasto a base di insalata di porcini freschi, minestra di farro, polenta e maialino di latte, patate al forno, vino e dolci in abbondanza, con gran finale a grappino e caffé. E una notte di sonno robusto, nonostante la pioggia sul tetto del rifugio continuasse a scrosciare.
L’indomani ci svegliamo e nulla sembra cambiare: ancora pioggia, nebbia, vento. Ci incamminiamo verso il Cusna (2120 m) – candidato ad essere la cima Coppi dell’escursione – ma il Gigante irato ci ricaccia indietro già dal Passone: inutile procedere in quelle condizioni.
Ritorniamo sui nostri passi e – concedendoci un’ultima chance – decidiamo di ripercorrere il tratto di crinale del giorno prima, confidando di essere più fortunati. E siccome la fortuna aiuta gli audaci, è proprio così: la pioggia cessa, compare un primo raggio di sole che disegna l’arcobaleno sul fondovalle Ozola, la nebbia si dirada anche sul crinale, spazzata da un vento teso da nord-est. E proprio mentre calchiamo gli scarponi sullo spartiacque, ci si apre la visuale sull’intera Garfagnana sino alle Apuane verso ovest e su buona parte dell’alta Toscana. Addirittura si vede nitidamente il mare, con il Golfo di La Spezia e il promontorio di Portovenere che ci si tuffa dentro.
Solo la vetta del Cusna e la sommità della sua lunga cresta “over 2000” restano sdegnosamente coperti da nuvole bianche e soffici: ma è proprio la poderosa mole del Gigante che trattiene queste nubi sospinte dal vento di bora, così che esse risparmiano il crinale dove camminiamo e lasciano che ci godiamo il sole settembrino, ancora vigoroso.
Ed eccoli tutti, allora, i colori che vi dicevo prima. Il bianco candido delle nubi, ormai innocue. Il rosso acceso delle foglie di mirtillo in una gamma infinita di tonalità. Il verde intenso delle faggete ai nostri piedi e più sbiadito dei ginepri nani frammezzo alla brughiera dei crinali. Il rosa dei cuscini di erica fiorita. Il giallo dell’erba cervina che ormai risente della siccità estiva e dei primi freddi autunnali. E l’azzurro del cielo.
Un pranzo frugale tutti insieme in vetta al monte Sillano e poi di nuovo nella nebbia: gli elementi meteorologici ci hanno concesso anche troppo per oggi. Allora via: prima dentro la nebbia, poi dentro la faggeta, quindi dentro al paese di Ligonchio e infine dentro le auto fino alla pianura.
E adesso sì che il sole può uscire senza più remore. Quando siamo in vista di San Luca, ecco che la sagoma del Cusna alle nostre spalle appare beffarda e sgombra da nubi, con solo un filo di vapore ai suoi piedi.

Giovanni Mazzanti

venerdì 17 settembre 2010

AL LIDO... IN ALTO APPENNINO!!!

E chi l'ha detto che si può andare al "lido" solo in Riviera? Anche a Fanano, stupendo “paese di pietra” nel cuore dell’alto Appennino Modenese si può stare spaparanzati al lido.
Il “lido di Fanano” sono le rive del sontuoso torrente Leo, proprio là dove esso si forma alla confluenza tra torrente Ospitale e torrente Fellicarolo. In questa località, detta “Due Ponti” per i ponti che scavalcano Ospitale e Fellicarolo, oltre al centro visita del Parco del Frignano c’è anche il "Lago pesca sportiva Il Lido", un bel laghetto per la pesca delle trote alimentato dall’acqua dell’Ospitale. E il "lido vero e proprio", una spiaggia “fai da te” dove in un tratto la sabbia portata recentemente rimpiazza i ciottoli di fiume e rende l’ambiente più simile alle spiagge marine. Il paesaggio però – per fortuna – è decisamente alto-appenninico e anche la ressa della Riviera è inesistente,a parte i week-end più caldi dell’anno.
Certo l’acqua è un po’ freddina, specie sui due “confluentes” e in particolar modo sul Fellicarolo, che scende dritto dritto dal crinale tra Libro Aperto e Monte Cimone (v. Quota 2000 Cap. 3 e Cap. 11). E se in luglio e soprattutto in agosto, per effetto della canicola estiva, la temperatura dell’acqua è più sopportabile – anzi, direi corroborante e gradita vista la calura esterna – già in settembre si fa gelida.
Ne so qualcosa, visto che domenica 12 settembre 2010, memore di un bagno nel Fellicarolo risalente al luglio 2008, ho voluto sfidare le acque limpide e verdissime di questo torrente. Mi sono immerso in una briglia poco a monte della confluenza, come sempre con grande cautela: due bracciate fulminee nella bella pozza spumeggiante e via, fuori. Di nuovo un tuffo e ancora – dopo non più di cinque secondi – fuori di nuovo, con la testa in particolar modo che reclamava per il violento shock termico.
Buon per me che a valle della confluenza, l’acqua del Leo era sensibilmente più calda – o per meglio dire meno fredda… - e così, tra lo stupore dei pochi presenti, mi sono potuto rilassare e godere con calma un bel bagno con relativo idromassaggio grazie alla corrente, viva nonostante il mese di settembre venga detto dai nostri vecchi “seccafonti”. Ma si sa, l’alto Appennino non manca di stupire con le sue preziose risorse e riesce a dispensare acqua fresca e abbondante anche in pieno settembre.

 
Giovanni Mazzanti



mercoledì 1 settembre 2010

SUL CRINALE A CACCIA DELL'UOMO DEL MESOLITICO

Tra le cose che rendono unico il nostro alto Appennino c’è il fatto che i suoi crinali erbosi e rocciosi, che ora ci appaiono spogli e deserti, sono stati testimoni di innumerevoli vicende storiche. Tra queste, l’epopea dei cacciatori del Mesolitico, periodo storico che va all’incirca dal 10.000 a.C al 4500 a.C. e si colloca tra Paleolitico e Neolitico (vedi libro Quota 2000, Cap. 1, pag. 29).
Questi nostri lontani avi risalivano le valli e le dorsali dei monti da ambo i lati dello spartiacque tra Tirreno e Adriatico, seguendo le migrazioni della selvaggina - in particolar modo dei grandi ungulati -  per cacciarli, cibarsi della loro carne e vestirsi con le loro pelli. Per questo si spingevano fino al crinale principale. Qui, nei pressi dei valichi e in vicinanza di specchi d’acqua trovavano i loro appostamenti ideali di caccia e le stazioni ove scuoiare e macellare la selvaggina. Portavano con sé noduli di selce e di diaspro -pietre dure introvabili sul Grande Crinale, ma che scovavano in cave apposite verso il piano - e li lavoravano in loco secondo le loro esigenze, per ricavarne raschiatoi, pugnali, punte di frecce o lance, attrezzi vari.
E con molta pazienza, perizia e… fortuna, gli scarti delle “lavorazioni mesolitiche” si possono ritrovare ancora oggi sugli alti crinali: sono i cosiddetti “microliti” – letteralmente piccole pietre – cioè minuscole schegge di selce o diaspro che, essendo totalmente alloctone rispetto alle pietre locali, provano che un dato sito era effettivamente un luogo di lavorazione frequentato migliaia e migliaia di anni fa dai nostri antenati.
Affascinato da queste suggestioni, anch’io mi sono messo sulle tracce dei nostri avi del Mesolitico e in qualità di membro del Comitato Scientifico Regionale mi sono unito alle ricerche guidate dal Presidente del Comitato Giuliano Cervi.
Verso la fine del mese di luglio scorso, insieme a Gianni Riccò, Presidente del CAI di Reggio Emilia, e a Paolo …, anch’egli membro del Comitato Scientifico Regionale, abbiamo setacciato il lungo tratto di crinale che va dal Passo delle Radici a Monte Giovo. E qui abbiamo trovato un sito mesolitico – anche se sarebbe meglio dire “ritrovato”, visto che Giuliano ci si era imbattuto per caso in mezzo alla nebbia alcuni anni prima, senza più identificarlo.
Dopo alcune ore di inutile peregrinare tra le basse faggete e lungo i dossi erbosi del crinale, Giuliano ha riconosciuto la posizione del sito: allora, di buona lena ci siamo messi  tutti quanti a battere a tappeto la zona seguendo le sue indicazioni. Ma è stato ancora una volta l’occhio esperto di Giuliano a scovare il primo microlito, al quale è seguito ben presto un secondo, e poi un terzo.
Abbiamo così trovato in tutto undici frammenti di selce e diaspro: non un'enormità, certo, ma quanto basta per catalogare ufficialmente il ritrovamento come “nuovo sito mesolitico”.
Dopo avere fotografato i microliti in loco e georeferenziato la posizione esatta mediante GPS, siamo tornati sui nostri passi.
Avevamo ancora negli occhi i panorami sconfinati degli alti crinali, le chiome frondose dei faggi, l’erba alta delle grandi praterie mossa dal vento del crinale. E nel cuore gli “echi di pietra” dei nostri antenati.

Giovanni Mazzanti

giovedì 22 luglio 2010

A MOLLO NELL'ALTO REGGIANO

Che spettacolo i due giorni trascorsi nell’alto Reggiano subito dopo l’ultimo fine settimana (19-20 luglio 2010)!
Insieme ad Enrico Macciantelli, AE (Accompagnatore di Escursionismo) del CAI Bologna, ho ispezionato il tracciato da proporre per il week-end del 18-19 settembre 2010 ai soci del CAI nei dintorni del Monte Cusna detto “il Gigante”, 2120 m (RE), seconda vetta più alta dell’Appennino Tosco-Emiliano (vedi libro Quota 2000, cap. 3).
Ci siamo così diretti in auto di buon mattino alla volta di Ligonchio - il paese natale di Iva Zanicchi, per intenderci… - e di qui abbiamo calcato lo scarpone su per la dorsale che ascende a Il Monte (1781 m) per poi innestarsi sul crinale spartiacque tra Emilia e Toscana, culminando nel Monte Sillano (1874 m, vedi foto).
Di qui, via al galoppo tra un tripudio di fiori di ogni genere lungo il sentiero 00, che abbiamo lasciato di tanto in tanto solo per salire senza eccezione su ogni più elevata asperità del crinale (Monte di Soraggio, Le Porraie, M. Ravaianda, M. Castellino), fino ad arrivare al Monte Prado, 2054 m (RE/LU), terza vetta più alta dell’Appennino Tosco-Emiliano (vedi libro Quota 2000, cap. 3). Dal Prado siamo scesi sulle rive dell’incantevole Lago Bargetana, dove si specchia la lunga cresta del Cusna (vedi foto) e dopo 8 ore e mezza di cammino e oltre 1400 m di dislivello complessivi ci siamo acquietati al Rifugio Cesare Battisti del CAI di Reggio Emilia, 1761 m, in località Lama Lite.
Una bella doccia per toglierci sudore e polvere di dosso. Poi un’abbondante cena, a base di zuppa di legumi, farro e prosciutto, brasato e polenta, torta di mele e cioccolato, il tutto innaffiato da ottimo vino rosso (direi Chianti). Per concludere la serata in gloria ci siamo pure concessi il lusso – guidati dai gestori – di berci un vin brulè al chiaro di luna presso il Passone (1845 m), insellatura tra la cresta del Cusna e l’Alpe di Vallestrina (1901 m), praticamente le caviglie del Gigante…
L’indomani, altra giornata esaltante, nella quale non ci siamo fatti mancare proprio nulla.
Dal Battisti abbiamo galoppato come “cavalli del Ventasso” lungo i 3 km e passa della cresta del Cusna – quasi tutta sopra i 2000 m – tra i fischi ripetuti e insistenti delle tantissime marmotte che non abbiamo mancato di fotografare (vedi foto). Giunti in vetta dopo avere risalito agevolmente le famose “roccette del Cusna”, ci siamo buttati a capofitto giù per la cresta Nord fino ai prati di Sara, dove – all’ombra di un faggio secolare – abbiamo consumato un pranzo frugale.
Poi via di nuovo verso il basso nella grande faggeta, che ci ha dispensato due spettacolari porcini, uno dei quali - trovato dal sottoscritto - pesava 2 etti e mezzo (vedi foto). Siamo così arrivati alla confluenza tra Canale del Lavacchiello e Fosso Lama Cavalli e risalendo quest’ultimo per un centinaio di metri scarso siamo arrivati al cospetto di una delle tante meraviglie che la natura dispensa in questa zona selvaggia: le Cascate del Lavacchiello. Qui, visto il caldo, io ed Enrico non abbiamo resistito: un’occhiata d’intesa e con cautela ci siamo immersi nelle acque gelide della pozza sotto la cascata, come nelle pubblicità dei bagno-schiuma di una volta (vedi foto). La temperatura dell’acqua, inizialmente paralizzante, si è fatta sempre più sopportabile e mi sono concesso addirittura alcune bracciate a rana e a stile sotto lo scrosciare degli spruzzi che precipitano da oltre venti metri scavalcando le poderose bancate di arenaria-macigno che digradano dal Cusna.

Poi ancora via di corsa verso valle: prima sul greto dell’Ozola – il torrente che nasce dalla conca della Bargetana e scorre a sud-ovest del Gigante – ancora spumeggiante nonostante fosse luglio inoltrato, quindi sulle rive del verdissimo lago di Presa Alta.
Infine, dopo una interminabile discesa lungo la valle e gli Schiocchi (gole in dialetto reggiano) dell’Ozola, siamo finalmente tornati alla macchina e ci siamo concessi un’abbondante e rinfrancante bevuta ai tre getti della “Fontana ‘dlo Scudlìn”, presso la centrale ENEL di Ligonchio. Cosa volete di più??

Giovanni Mazzanti

giovedì 24 giugno 2010

VIAGGIO AL CENTRO DELLA... SPIPOLA

Chi abita a Bologna tra San Ruffillo e San Lazzaro sa cos'è la Spipola: ma i più la conoscono solo per sentito dire - "la Spipola? Sì, quella grotta dalle parti della Croara...." - e solo una minoranza ha raggiunto a piedi l'ingresso della grotta, sul fondo della dolina omonima, tra la Palazza e Madonna dei Boschi. Meno ancora si sono avventurati nelle sue viscere.
Da domenica 20 giugno 2010 io faccio parte di questa ristretta elite.
Infatti, dopo tante camminate all'aria aperta, con mia figlia maggiore, mio cognato Davide e famiglia mi sono cimentato con le profondità sotterranee della Grotta della Spipola, fiore all'occhiello - assieme alla Grotta del Farneto - del parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa.
Accompagnati dalle guide esperte del Corpo Volontario Soccorso Civile (CVSC) di Bologna, capitanate da Andrea Barbieri e Anna Brini, insieme a una ventina di altri ardimentosi abbiamo abbandonato la luce del sole - si fa per dire, pioveva... - e ci siamo addentrati nel buio misterioso della grotta. 
Fedele compagna dell'escursione la luce frontale sul casco, indispensabile per orizzontarsi nell'oscurità. Indispensabili anche abiti robusti e da fatica, un paio di scarponcini o di stivali, e tanta calma e tanto gesso, come si dice a Bologna.
In effetti il gesso non manca.  Infatti la grotta della Spipola è la più grande grotta di gesso in Europa Occidentale, dato che si apre entro i cento metri circa di spessore dei Gessi Messiniani depositatisi a seguito delle evaporazioni dei mari poco profondi che alcuni milioni di anni orsono si estendevano sulle prime colline a Sud di Bologna e della via Emilia. Spessore, in realtà, alquanto effimero almeno geologicamente parlando, dato che viene eroso dall'acqua piovana al ritmo di circa 1 mm l'anno, il che significa che tra centomila anni - giorno più, giorno meno - sarà completamente sparito.
Allora affrettatevi a fare questa bellissima esperienza. Un'esplorazione in tutta sicurezza sotto la guida dei volontari del CVSC, ma non priva di adrenalina: infatti vi aspettano scivoli fangosi da risalire di corsa a passo da equilibrista o da scendere sulle terga, inghiottitoi ove strisciare sui gomiti con andatura da "marine", massi enormi di selenite da aggirare o da scavalcare, cengie esili aggettanti su piccole voragini da percorrere con cautela e a gattoni. E per i più ardimentosi "la buca delle lettere", detta anche "panciometro", visto che si tratta di una fessura a livello del terreno larga meno di un metro e alta una trentina di centimetri che mette in comunicazione due sale e attraverso la quale incredibilmente si riesce a passare strisciando sulla schiena.
ALLORA, COSA STATE ASPETTANDO? Guardate per dettagli e prenotazione (obbligatoria) il sito del parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa (http://www.parks.it/parco.gessi.bolognesi/ ), il sito del CVSC Bologna (http://www.bolognaspeleologia.it/ ) o il sito http://www.itineraribologna.it/altriitinerari/grottaspipola.htm .
Tra l'altro l'estate è la stagione ideale, visto che, a parte i primi cento metri del percorso, lungo poco più 600 m, tutti gli ambienti sono termostabili alla temperatura di circa dodici gradi....

Giovanni Mazzanti

martedì 15 giugno 2010

DA SHERWOOD A CERWOOD

Nei giorni in cui nelle sale cinematografiche viene riproposta la foresta di Sherwood e il suo eroe Robin Hood - impersonato dal mitico Russel Crowe, il mio attore preferito - se volete sentirvi un po' Robin Hood anche voi potete cimentarvi con uno dei tanti "parchi avventura" che stanno spuntando un po' dovunque nel nostro Appennino. Anch'io l'ho fatto, più volte, l'ultima delle quali un paio di settimane fa in quel di "Cerwood" , il più grande parco-avventura d'Italia, che sorge nei pressi di Cervarezza (RE), ai piedi del Monte Ventasso nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano (vedi libro Quota 2000, Cap. 6).
Tra faggi secolari, potrete passare ore di emozioni e divertimento da un albero all’altro con 21 percorsi differenti: 4 per bambini, 9 per ragazzi e adulti, 2 nuove varianti, 6 percorsi pratica, più di 140 giochi diversi per bambini e adulti (vedi sito http://www.cerwood.it/ ).
E' un  divertimento sano, all'aria aperta, che mette alla prova senso di equilibrio, agilità, forza e sangue freddo. Il tutto a dieci e più metri dal suolo, tra carrucole mozza-fiato, ponti tibetani, assi d'equilibrio, staffe fluttuanti nel vuoto, ma in piena sicurezza grazie al kit da ferrata costituito da imbrago, doppio moschettone, caschetto.
E se rimanete appesi a metà strada fra due alberi, state tranquilli: prima o poi qualcuno dello staff verrà a recuperarvi....

Giovanni Mazzanti

lunedì 31 maggio 2010

L'ULTIMA NEVE DI PRIMAVERA

Dopo mesi e mesi di lungo inverno e di primavera incerta e dispensatrice di maltempo, è arrivato finalmente il caldo.
E la neve, restia ad abbandonare i più alti crinali, se ne sta andando: così lo scioglimento dei nevai gonfia ruscelli e torrenti che scendono dalle cime più alte del nostro Appennino e rende impetuose le cascate.
Come tutte le cose che finiscono, anche la neve che si scioglie lascia un po' di malinconia, ma la stagione deve fare il suo corso naturale e anche i patiti della neve come il sottoscritto devono rassegnarsi. 


Potremo così finalmente ammirare le stupefacenti fioriture degli alti crinali, le scorribande delle giovani marmotte nei prati verdi, i voli dei rapaci che si stagliano nel cielo sempre mutevole delle quote attorno ai 2000 metri e riporre nell'armadio l'attrezzatura invernale (piccozze, ramponi, ciaspole, etc.).
Resta però la nostalgia per la bianca compagna delle escursioni invernali (e primaverili, vedi "post" sui Monti Sibillini...) e quel lieve senso di inquietudine associato al tempo che passa: un altro piccolo frammento di questo nostro lungo viaggio se n'è andato...


Giovanni Mazzanti

lunedì 17 maggio 2010

SULLE TRACCE DELLA SIBILLA

Angelo, Fabio, Filippo, Giovanni (Ghini), Giovanni (il sottoscritto), Sara, Silvia, Paolo, Valentina: sono questi i nomi dei nove intrepidi escursionisti che, guidati dal grande Mauro Pini, hanno sfidato le memorabili intemperie del week-end 15 – 16 maggio 2010 e si sono lanciati alla ricerca della mitica Sibilla tra i monti omonimi.
Partiti da Bologna sotto il diluvio, ci siamo sciroppati la pioggia per tutto il lungo viaggio – più di 300 km – che ci ha portato nei paraggi di Montemonaco (AP), per l’esattezza al Rifugio Monte Sibilla (1540 m). Qui, sotto un cielo cupo ma inaspettatamente parco di pioggia, abbiamo risalito il ripidissimo pendio erboso che sovrasta il rifugio fino al monte Zampa e quindi abbiamo bordeggiato lungo la regolare ed interminabile cresta che conduce al Monte Sibilla (2176 m), affacciati da un lato sull’alto Piceno e dall’altro sui vertiginosi abissi delle gole dell’Infernaccio (vedi foto).
A questo punto abbiamo affrontato l’erta finale che doveva condurci in vetta alla Sibilla, sdegnosamente avvolta in una nebbia fitta e misteriosa. E la pioggia si è fatta neve. Tutto bene fino alla cima, ma qui, dopo un prudente assaggio delle roccette sul tracciato che doveva condurci alla vicina forcella, Mauro ha detto “stop” e saggiamente ci ha fatto ritornare sui nostri passi.
Il tempo di scendere a valle e siamo stati subissati da una pioggia torrenziale, che per tutta la notte ha sferzato il nostro albergo (l’accogliente "Taverna della Montagna" di Foce di Montemonaco).
Ci siamo consolati con coratella di agnello, polenta, carne arrosto e un ineffabile liquore a base di grappa e anice aromatizzati alla genziana... Ma soprattutto si è fatta sentire la voglia di stare insieme e di “fare gruppo”.

Il giorno dopo, incuranti della pioggia battente, abbiamo risalito il vallone che dai circa 1000 m di Foce conduce al Lago di Pilato (1947 m): una successione di conche erbose alternate a ripidi salti rocciosi. Usciti dagli alberi, a quota 1600 m circa la pioggia si è fatta neve, sempre più fitta e abbondante, e il vento ha cominciato a sferzarci.
Ma ancora una volta è venuta fuori la nostra capacità di resistere, di concentrarci sul cammino e di darci la carica vicendevolmente. Abbiamo seguito ordinatamente le “dritte” di Mauro: valutando l’entità, la consistenza e l’esposizione degli accumuli di neve rimasti dall’inverno e il manto di neve fresca che via via si faceva più spesso, abbiamo scelto il percorso più sicuro e – non senza fatica, ma in un tempo davvero buono – al ritmo di 400 m di dislivello all’ora abbiamo coperto i quasi 1000 metri di dislivello da Foce al Lago di Pilato.
Sotto una nevicata invernale, in un ambiente “glaciale” e silenzioso, incuranti delle raffiche di vento abbiamo compiuto il rito delle foto-ricordo sullo sfondo del Lago di Pilato: una mezzaluna di acqua grigio-azzurra ancora semighiacciata e parzialmente ricoperta di neve. Quindi via, verso valle, al riparo dalla furia della neve e del vento, bersagliati però senza tregua dalla pioggia scrosciante.
E poi… finalmente un po’ di relax sui verdi prati a monte di Foce, dove ci siamo cambiati e abbiamo pianificato il rientro a Bologna.
E a questo punto, ecco la ciliegina sulla torta: al ritorno, con un lungo giro in auto – un grazie riconoscente agli autisti Giovanni e Vale – siamo passati da Castelluccio di Norcia, dove ci aspettavano le prelibatezze della norcineria locale: lenticchie, fagioli col prosciutto, ricotta salata, formaggi assortiti, timballo ai funghi prugnoli, trota salmonata in agrodolce e ovviamente vino a volontà, col suggello finale di una gigantesca bottiglia di limoncello.

Giovanni Mazzanti

mercoledì 21 aprile 2010

Tra Casarola e Alpe di Succiso

Gran giornata, il venerdì 16 aprile 2010!!! Con i mitici Mauro Pini (AE ed AEI del CAI Bologna) e Mauro Venturoli (AE del CAI Bologna-Ovest) sono salito dall'Osteria del Barone - a 900 m.s.l.m. circa, presso la località Gabellina (RE) sotto il Passo del Cerreto - al Monte Casarola (1979 m) e quindi all'Alpe di Succiso (2017 m). Dalle Fonti di Capiola in poi, a quota 1300 m, ha fatto la sua comparsa la neve, primaverile e granulosa fin quasi alle quote più elevate. L'abbiamo affrontata con decisione, rimontando a vista la cresta est del Casarola quasi secondo la massima pendenza - e sprofondando spesso fino all'anca - finchè una lingua di terra nuda e poi una serie di roccette non ci hanno condotto in vetta al Casarola. Qui e su tutta l'aerea cresta che porta all'Alpe di Succiso ci attendeva una neve dura e compatta, quasi invernale, che ha richiesto ramponi e piccozza, vista anche la quasi costante esposizione della cresta stessa. Grande soddisfazione una volta giunti in vetta, "condita" da un pasto frugale, una spira di sole e un panorama mozzafiato a 360°, inclusa la vista del Golfo di La Spezia con in bella evidenza il promontorio di Porto Venere e le isole Palmaria e del Tino.
A differenza dell'andata, siamo scesi fino alle Fonti di Capiola seguendo dapprima il sentiero CAI 667 e la cresta nord del Casarola , e poi abbandonando il sentiero e zigzagando tra canaloni e boschi di faggio spianati dalle valanghe - tenendo però sempre sott'occhio la consistenza della neve ed evitando alcuni evidenti ed instabili accumuli di neve ventata. Abbiamo così colto i primi segni del risveglio delle marmotte: terra nerastra smossa di fresco e buchi circolari nella neve primaverile.
Il rientro a valle è stato "salutato" dalle prime gocce di pioggia di un temporale che durante la discesa ci aveva già avvisato del suo arrivo dal vicino Parmense.
E ci siamo detti a una voce: ma perchè tanti anzichè stordirsi con alcool e droghe varie non provano l'ebbrezza dell'alta montagna come abbiamo fatto noi?

Giovanni Mazzanti

martedì 16 marzo 2010

Bollettini METEOMONT Emilia Romagna e Toscana del 13 aprile 2010






Controlla  l'ultimo bollettino al sito



Giovanni Mazzanti

ATTENTI ALLE VALANGHE!!!

Purtroppo le tragiche notizie riguardanti sci-alpinisti ed escursionisti travolti da valanghe negli scorsi fine-settimana hanno riempito i notiziari TV e i giornali. La stagione della neve volge al termine, ma gli accumuli di neve nel nostro alto Appennino sono ancora consistenti (più un metro in quota) e nei canaloni il rialzo termico può portare a rischi elevati legati alle slavine: guardate questa enorme valanga che ho fotografato nell'aprile 2009 nella Valle del Silenzio, sul versante Nord del Corno alle Scale! Quindi anch'io voglio dare un piccolo contributo per scongiurare questi eventi e lancio un appello accorato: ATTENTI ALLE VALANGHE!!! Non solo gli sci-alpinisti, ma anche gli escursionisti con ciaspole e/o ramponi devono prestare attenzione alle condizioni meteo, di innevamento, del manto nevoso nei giorni che precedono le escursioni, e in particolare visitare il sito http://www.meteomont.org/, che regione per regione con bollettini aggiornati ogni 24 ore fornisce tutte queste preziose notizie. Per questo da alcune settimane sto inserendo periodicamente gli aggiornamenti più rilevanti del bollettino METEOMONT relativo alla regione Emilia Romagna (vedi sopra).
Mi raccomando: non trasformiamo una bella giornata di sole e neve in una giornata da dimenticare...

Giovanni Mazzanti


lunedì 8 marzo 2010

ALLA LEGGENDARIA FORCA ROSSA

"Che bella quiete sulle cime" (Il Volo, Zucchero "Sugar" Fornaciari) - E' stato proprio così domenica 7 marzo 2010 quando 34 ardimentosi del CAI Bologna (tra i quali il sottoscritto) alla guida del grande Mauro Pini sono saliti alla leggendaria Forca Rossa (2490 m), tra la Val Franzedas e la Valfredda, nella zona del Passo San Pellegrino (BL). In una bella giornata di sole, appena scalfita da qualche nube passeggera alta e stratificata, abbiamo calzato le ciaspole e risalito agevolmente la conca di Fuchiade e l'alta Valfredda, con le spettacolari Pale di San Martino ad accompagnarci nel cammino per tutto l'itinerario.
Così in 2 ore e mezza siamo arrivati alla Forca, dove ci attendeva una vista spettacolare sulle Dolomiti Ampezzane e Agordine (Tofane, Cristallo, Sorapis, Antelao, Pelmo, Civetta) e sulle vicine Cime d'Auta. Neve e sole in abbondanza, un po' di freddo al colmo della forcella e tanto divertimento per tutti. Un vero colpo di fortuna: l'estremo Nord-Est è stato forse l'unico angolo d'Italia risparmiato dall'intensa perturbazione che per tutta domenica ha flagellato il resto del Belpaese, Bologna compresa.
E visto che "tutti i salmi finiscono in gloria" anche la conclusione è stata degnissima: una sontuosa merenda presso il rifugio Flora Alpina a base di affettati misti (speck, prosciutto crudo, salame, carne salada), finferli sott'olio, formaggi assortiti, focaccina con pomodorini e formaggio, il tutto innaffiato da abbondante e ottimo Merlot veneto. E buon per noi che eravamo in pullman e il rientro è stato un problema degli autisti...

Giovanni Mazzanti

giovedì 28 gennaio 2010

Quota 2000, Marinella&Sergio e Kurt Diemberger al Loghetto -

Tre appuntamenti da non perdere
presso il CENTRO CIVICO LOGHETTO DI MONTE SAN PIETRO, Via Landa n. 128, Monte S.Pietro (BO):

Mercoledì 10 febbraio, ore 21.00:
“Quota 2000”, Sguardo alle dieci più alte vette dell’Appennino Tosco - Emiliano: geografia, storia, ambiente, ricordi e guida escursionistica.
Interverrà l’autore, Giovanni Mazzanti, che racconterà le esperienze ed emozioni descritte nel libro.

Mercoledì 17 febbraio, ore 21.00:
"Da Barbiana a Monte Sole”.
E' il bel libro di Marinella Frascari e Sergio Gardini: un diario di viaggio, ma non solo, anche un'esperienza di vita e un cammino nella direzione della memoria e della pace.

Mercoledì 24 febbraio, ore 21.00:
alla presenza delle autorità locali e dei responsabili del CAI di Bologna Sez. “Mario Fantin” sarà presentato il nuovo gruppo CAI Bologna Ovest. Interverrà il noto alpinista/cineasta e fotografo Kurt Diemberger

NON MANCATE!

Giovanni Mazzanti

lunedì 25 gennaio 2010

"Quota 2000" al CAI di CESENA il 29 gennaio 2010

Eh, eh, eh, non si arrestano le presentazioni del libro "Quota 2000": il 29 gennaio 2010 alle ore 21:15 è stata la volta del CAI di Cesena.
Nella sede in Via Chiesa di Tipano 81, Cesena, insieme all'amico Giuseppe Zavatta (socio del CAI Bologna e prezioso "mecenate" del mio libro) ho incontrato gli amici del CAI locale. E ne è decisamente valsa la pena - per me s'intende, per loro lo spero...
Rimango sempre stupito nel vedere quante persone vengono a vedere le mie presentazioni senza farsi scoraggiare dalle intemperie più disparate - stavolta neve e gelo - e, alla fine, mi comunicano quello stesso entusiasmo che io vivo durante le escursioni e rivivo nel commentare le foto che illustrano "Quota 2000". E alla fine, spumante e panettone. E quella inebriante sensazione di calore, di comunanza e di amicizia, che le bollicine leggere e il sapore squisito del "frizzantino" sottolineano alla perfezione.  
E allora via, verso la prossima presentazione!

Giovanni Mazzanti

UN VIDEO dalla MONTAGNA: Giò e Max. Salicini sul Breithorn Occidentale (4165 m) 28/09/2014

Musica e Montagna: "LIGABUE"Mondovisione Tour - 13/09/2014, Stadio Dall'Ara, Bologna

Quota 2000 in TV!!!! Da è-TG-BOLOGNA del 15 luglio 2010...

VIDEO-TRIBUTO ALL'APPENNINO (by Mauro Penza and the staff of regione Emilia Romagna)